lunedì 6 luglio 2009

...e allora mi prendo una pausa! ;-)



l’Ultra Trail di Lavaredo (LUT) cade abitualmente nel bel mezzo delle 2 settimane di montagna che ogni anno mi vedono coinvolto con la famiglia.
e la cosa un po’ mi spiace, perché così si sormontano 2 eventi speciali, seppur diversi, che mi accompagnano poi coi ricordi e con le aspettative per tutto il corso dell’anno, costringendomi a fare dei piccoli sacrifici di tempo sia da una parte che dall’altra. ahimè.
succede poi che al rientro dal LUT io non abbia la possibilità di sbracarmi davanti al pc, a vedere le foto, i commenti , le classifiche, ma che io invece mi re-immerga, totalmente, nell’idillio della vacanza alpina.
sono ormai rincasato da oltre una settimana, ma nonostante ciò è scemata la voglia di scrivere e di rivivere le emozioni della gara. le tengo là archiviate, belle, dolci, forti immagini e sensazioni, e una gran voglia di rivivere quel trail il prossimo anno.
ma per ora basta, stop. ho bisogno di una pausa. troppi sormonti, troppi accavallamenti fra gare, bambini, lavoro, casini, rivista e ... tutte le cose che turbinano intorno.
basta, per un attimo, stop.
niente GTV, niente gare, niente impegni per i prossimi giorni. la corsa non mi deve pesare: io corro perché mi piace!

martedì 30 giugno 2009

l'inseguimento 2 (la rivincita?)

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mercoledì 17 giugno 2009

TCE - Traversata dei Colli Euganei - 5 aprile 2009 - parte IV "il VIDEO"

sono passati due mesi dalla scorsa TCE. e con gli amici della Giovane Montagna abbiamo preparato un filmato-ricordo della 25a edizione.
buona visione ;-)


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domenica 31 maggio 2009

GRPTv 09- Gran raid delle Prealpi trevigiane - Segusino Vittorio Veneto 72km


il cielo nero ha ampi squarci giallastri da cui filtra una luce tipicamente primaverile, 13 gradi sul lunotto, un vento che piega le cime dei pioppi e che ne pettina le chiome. le melanconiche note dei colplay - Oooooh Oooooh Oooooh - mi accompagnano alla volta dell'ennesima corsa domenicale.
la tangenziale è deserta e dal finestrino scorgo la sagoma scura di quelle creste un po' nascoste nel manto di nubi, al che riemerge nitido il ricordo, riaffiorano in massa i pensieri, le emozioni e la fatica che vi ho vissuto, le immagini intense e meravigliose, delicate o selvagge, scabre e indelebili. 8 giorni passati col peso di quei 72 chilometri, delle migliaia di metri di dislivello, del sole cocente e dell'afa, della scarsezza d'allenamento e dell'opposta voglia di strafare. il mio gran raid. mamma mia che corsa.
parcheggio l'auto, acquisto il biglietto e inizio il mio viaggio su asfalto, ma che nel pensiero ripercorre, passo dopo passo, quel lungo sentiero che da segusino m'ha condotto fino a vittorio veneto attraverso le creste delle prealpi trevigiane.

(continua...)
è ancora buio e il cielo fosco, ma già s'intravvede su in alto, stagliato contro il cielo il profilo della radura, dove sarà allestito il primo ristoro, la fine della prima salita di circa milleduecentometri in dodici chilometri.
siamo in pochi alla partenza, meno di duecento ed è piacevole attendere lo start senza l'incubo di guadagnare o mantenere una posizione, senza nessuno che ti spinge, girovagando qua e là a chiacchierare con tutti quelli che conosco.
manca qualche minuto e mi schiero in prima fila, al centro, tra cesconetto, lavarda, geronazzo e caverzan.
aspettando le 6 c'è qualcuno dell'organizzazione che parla e forse, se non ho capito male, passa anche la parola all'assessore, donna, fors'anche vicesindaco, di segusino; non so, davvero non ho ascoltato ero intento a pensare a tutt'altro.
ore 6.00, pronti? via, si parte!

(continua...)
abbandonata presto la periferia anonima di segusino ci addentriamo subito in una gola stretta e umida, una valletta solcata da un ruscello, che attraversiamo più e più volte correndo agevolmente su dei comodi ponticelli preparati per l'occasione.
saliamo a stramare, paesello di mezza costa, quindi, per mulattiera pietrosa, a milies e da lì per strada sterrata a tornanti si va a testa bassa e di buon ritmo finché la pendenza non cala e si apre la vista sui pascoli, che risaliamo verticalmente nell'erba alta e bagnata fino a raggiungere il primo punto di rifornimento, malga molvine.
un breve stop e poi via a recuperare, lasciando correre le gambe sul bel sentiero in costa verso barbaria, il distacco da chi mi precede. un paio di chilometri e ce l'ho a tiro, e al successivo ristoro, malga mariech, lo raggiungo e ripartiamo assieme.
scambiamo due parole, lui è di imola e verrà anche alla LUT. in un attimo siamo a posa puner dove inizio a respirare "aria di casa".
conosco bene quel tratto di bosco e la stradina a seguire: lascio andare ancora le gambe e poco dopo m'accorgo d'essere solo in terza posizione, gulp! (i primi 2 fabio caverzan e ivan geronazzo li avevo visti allontanarsi già dopo il primo km).
malga mont, uno sguardo alla cima del monte crep e alla forcella della fede, quanti ricordi, la strada piega e inizia leggermente a calare e a me dà un po' noia la vescica.
vagando coi pensieri e cercando lo stimolo per fare pipì evidentemente rallento e poco dopo, si inizia a scendere verso praderadego con un sentiero un bel po' accidentato, e mi raggiungono in due, il concorrente di imola, giuseppe, e uno trevigiano, denis, che una volta raggiuntomi mi passa sorridendo e invitandomi a mollare il freno a mano. allora io faccio il contrario, mi fermo proprio, frugo tra le mutande e....pssssssssssss. ok, adesso si può ripartire. alla volta del col de moi.

(continua...)
sulla cui cresta avverto il primo crampo.
oibò, non siamo nemmeno a metà!
ma non ci do gran peso e continuo tranquillo, tanto che la vetta arriva in un attimo e così la ripida discesa alla forcella foran. ed è la volta dell'ultimo tratto di bosco fitto lungo il versante settentrionale. ma già non è più fresco. non faccio nemmeno a tempo a scorgere il bivacco del vallon scuro (di cui conservo il ricordo d'una notte trascorsa con un ghiro che non ci lasciava dormire...) che mi vedo sfrecciare davanti alcuni corridori. dopo un primo attimo di spaesamento faccio 2+2 e comprendo essere i concorrenti del "trail" cioè del percorso di 46 km. "permessooo" e passo, anzi passiamo giacché siamo di nuovo in tre. poi una guida ci indica la via e ci avverte che da qui è un po' brutto. non ripeterò i commenti che abbiamo fatto, nemmeno quando denis è volato incespicando in una radice.
ma il morale è buono e si va avanti, la gente lungo il percorso è numerosa e ci incita con affetto.
e in attimo siamo al san boldo dove denis inizia a imprimere un'andatura molto sostenuta. per fortuna che dopo pochi metri di salita asfaltata c'è il ristoro, dove c'è chiara che con bel sorriso ci accoglie e ci aiuta con le bottigliette.
si riparte. denis davanti come un treno e io che fatico pure a tenere il passo di giuseppe. ma non mi dispero e vado su col mio passo cadenzato. e così dopo un po' riprendo giuseppe, per poi perderlo definitivamente, e così pure è stato con denis.
da la cisa in poi inizia il vero utratrail.
sole a picco, caldo, e salite, salite, sempre salite su pratoni erti, costoni erbosi, spalle prative... chiamatele come volete sta di fatto che è stata una vera fatica.
seconda pipì.
e continuo a superare e a farmi passare dai concorrenti del trail, è un elastico senza fine. poi giù a forcella zoppei con innanzi la cima calva e rovente, quasi mistica o infernale, del col visentin.

(continua...)
"vuoi una birra?"
senza dubbio stanno scherzando, penso io, e invece no! fanno sul serio Roby e Ticci che hanno allestito un RA (ristoro autogestito) in uno dei punti più roventi dell'intero percorso.
naturalmente rifiuto, anche la cola, giacché ho la borraccia bella piena e la cima del monte mi pare ormai a un tiro di schioppo.
batto un generoso 5 ai miei amici e me ne vado comunque più carico nel morale, affrontando la rampa sterrata con un ritmo ancora discreto.
ciononostante dopo un paio di tornati e il primo ripido taglio su per i prati riarsi, mi raggiunge un concorrente che sale di buon passo: "mannaggia, ha il pettorale rosso come il mio, è della lunga", mi passa e... è crisi.
manca un niente alla cima ma quando arrivo al ristoro lui già se n'è andato, poi nella cresta a seguire faccio fatica a correre. mi fanno male i piedi non mi sento per niente pimpante. e così affronto pure la discesa, sempre più fermo e irrigidito, tutta coi quadricipiti contratti. che fatica. ma il peggio deve ancora arrivare.
ormai son giù, al lago e mi immagino un finale scorrevole seppure con un'altra salitella. e invece no, ecco un sentiero stretto, sassoso, tortuoso e in salita, poi con tratti in costa e con una discesa terribile. non ho commenti, solo bestemmie, ebbene sì, sonore e volgari bestemmie per la fatica, finché finalmente non scorgo l'ASFALTO! non l'ho mai desiderato tanto in vita mia e finalmente posso far girare le gambe. attraverso il paesello, quindi la statale e la strada inizia a salire. ma questa me l'aspettavo, anche se, magari, non così lunga. asfalto, cemento e poi mulattiera sassosa nel bosco dove d'un tratto mi attraversa la strada uno "scarbonasso" velocissimo. memorizzo la scena che poi gliela devo raccontare al piccolo vico, in questo periodo appassionato più che mai di rettili e serpenti.
una curva, un prato, delle persone, che mi dicono "dai forza che sei quarto". sorrido mesto e chiedo "è finita la salita?" "sì, dai, quasi..." "al che innervosito rispondo: allora è finita o ce n'è ancora" della serie: voglio la verità, solo la verità! allora mi spiegano che ho ancora 200 metri di salita e poi è fatta.
proseguo e cerco di correre nel falsopiano, ma è dura e pare interminabile. cerco santa gusta con gli occhi, ma non la trovo, vedo savassa giù nella valle e mi prende un po' di sconforto.
poi c'è un tizio che mi fotografa e gli chiedo "quanto manca?", "un paio di chilometri" risponde, toglie la macchina dal viso e vedo che è stefano cimbro, al che capisco anche che mi sta mentendo. tengo duro. ancora gente sul percorso ad incitarmi, ecco un gruppetto che mi indica la strada che piega in giù. "siamo a santa gusta?" "sì, dai che manca poco". e da lì in poi "1 chilometro", "500 metri", "l'ultimo chilometro e mezzo", non ci capisco più nulla, stringo i denti e sprinto verso l'arrivo, vedo 2 0 3 archi gonfiabili, ma qual'è quello buono? non importa rilancio il passo e ad ampie falcate (così mi pare) taglio il traguardo coi pugni stretti e stagliati contro il cielo.
all'arrivo c'è roby che, premuroso come un fratello, mi dà una borraccia e s'assicura che io stia bene. ma io sto bene!

domenica 10 maggio 2009

U TA VV-BdG parte IV, l'articolo


Tommaso Bisagno su "Il Quindicinale" del 7 maggio.

martedì 21 aprile 2009

U TA VV-BdG parte III, le foto

le mie
quelle di mario
quelle di mariano
quelle di ugo

U TA VV-BdG parte II, il resoconto

siamo partiti in 9 da Vittorio Veneto, di cui 6 intenzionati a percorrere l'intero tragitto previsto su per il Pizzoc, poi giù per il Gaviol, quindi attraverso Sella Fadalto e di nuovo su al Visentin, quindi su e giù lungo le creste del col de Moi, di Canidi, monte Crep, Cimone, Barbaria, Cesen e giù a Segusino per poi risalire il Massiccio del Grappa attraverso la dorsale Monfenera, Cima Tomba e Mandria, mulattiera del Boccaor quindi cima Grappa e infine giù a Pove e Bassano.
non nascondo che l'obiettivo era quello di bere l'aperitivo da Nardini! ;-)

nomi dei partecipanti:
Mario Marin (organizzatore e capogita)
Gabriele Bortolotto (il mitico Mudanda)
Fabio Granzotto (un giovane di 24 anni, molto ben promettente)
Matteo Grassi, cioè io
Moreno Piccin
Roberto Scandiuzzo

ad accompagnarci fino a sella Fadalto:
Alberto
e fino al pian de le Femene: Sonia e Antonio (per inciso Sonia compiva
giusto quel dì 40 anni).

lungo il percorso siamo stati accuditi da 2 angeli custodi:
Mariano e Ugo, che trasportavano dentro una grossa auto i nostri ricambi e le nostre scorte di viveri.

com'è andata:
ore 8.45 si parte, pochi minuti per risalire il corso e attraversare la piazza che iniziamo subito a salire per la scalinata e i tornanti di Santa Augusta, da lì poi con qualche tratto ripido, ma anche altrettanti di riposo, fino alla base del Pizzoc, quindi all'Agnellezza e con l'ultima non proprio indolore fatica fino alla sella del Pizzoc, con un vento gelido che in un baleno ci ha ghiacciato addosso le maglie sudate.
fatti i primi +1400.
indossate le giacche a vento e le ghette (chi ce le aveva) ci siamo immersi nel bianco della neve, sprofondando quanto basta per andare piano, ma non tanto da rendere la fatica impossibile. bello il tratto di bosco fino a sbucare su una parete strapiombante sulla valle. di sotto i manufatti giganteschi dell'autostrada, dall'altra parte la parete del Visentin che ci attende.
siamo al Gaviol. discesa ripida e delicata lungo un canalino roccioso, con tanto di passaggio, per fortuna!, attrezzato di corde fisse e passerella in acciaio. poi una discesa fra ghiaie, o crode, rotolanti e massi e radici. insomma una discesa che se non affrontata con la dovuta cautela oltre che le gambe rischia di spaccarti un po' tutto.
sella Fadalto ore 13 circa. ritroviamo per la prima volta l'auto con i nostri angeli. c'è chi si cambia la maglia, chi i calzini o le scarpe, ma soprattutto ci si reidrata con bevande isotoniche e si spizzica qualcosa: un po' di crostata, merendine, barrette, gel. tutto nella norma.
attraversiamo la valle e prendiamo a salire prima per stradina poi per sentiero mozzafiato i circa +1300 metri di dislivello che ci separano dalla sommità del colle.
inizia la neve ma è compatta e si sale bene, c'è un vento gelido e sul Pizzoc è tutto nero, tuona, lo stesso in val Belluna, sopra di noi no, per fortuna è sereno, o quasi, solo ogni tanto qualche goccia portata dal vento. si arriva in cresta sempre con una vista ampia che va dal bellunese a Vittorio Veneto. si vede benissimo la valle, l'autostrada, ovvio, e i piccoli paesi, Serravalle..., ma anche Fregona ai piedi del Cansiglio.
arrivati su c'è ancora un bel pezzo da attraversare per arrivare al Visentin e all'omonimo rifugio. ma quando arriviamo... ci sono già Ugo e Mariano che ci aspettano sbracciandosi, poi entriamo nell'ATRIO, altro che atrio, tutto nero, non si vede nulla, camminiamo a tentoni per non sbattere o inciampare, poi tre lumini (normalissime lampade a basso consumo), ma tant'è, venendo dal bagliore di fuori ci vuole un bel po' per abituarsi.
il gestore è cordiale anche se ci attendeva, chissà perché? per l'una, saranno invece almeno le 15.30.
ci ha preparato una pignatta di minestrone, bello carico, con tanto di musetto. ma come non bastasse lo si addiziona di pane e tanto ma tanto formaggio. c'è anche chi opta per panini (soppressa e formaggio, ovvio!) e comunque tutti ci si ristora con una modica quantità di birra. da non crederci, almeno per me, nuovo di queste esperienze. ingurgitare quella roba (ben di dio si intende, ma con che digeribilità?).
si riparte, non tanto di slancio, ma si riparte, in discesa, dove già alle prime curve ci si ferma a fare un po' di pipì, sulla neve: O_O
ma che roba è quella? siamo malati??
giallo zafferano. ah, gli integratori!
al pian de le Femene salutiamo Sonia e Toni che ci hanno fin qui accompagnati. non ricordo bene se erano le 17 o anche più tardi.
ci rifocilliamo ancora (non abbiamo gran fame, ma sappiamo che abbiamo ancora un tratto facile davanti e allora va bene così per reintegrare e fare scorta. la discesa al passo San Boldo è bella, già nota a chi ha partecipato al gran Raid delle Prealpi lo scorso anno, con la differenza però che qui, ora, non c'è un filo di nebbia, anzi l'aria è pulitissima e giù sotto risaltano i colli che da Vittorio Veneto costeggiano la nostra montagna fino a Valdobbiadene, la zona del prosecco, ma anche i vari paeselli e i laghi di Revine.
a passo San Boldo il cielo si fa scuro, inizia ad imbrunire. Ugo e Mariano si stanno giustamente rifocillando, manca poco alle 8, in trattoria. ma mangiano in fretta per venire a prepararci ancora panini e a farci compagnia. che angeli!
siamo quasi pronti con addosso indumenti leggeri e quelli pesanti, per la notte, nello zaino. ma in pochi istanti vien subito freddo e allora ci sia aggiunge uno strato, ma non si fa in tempo a finire che ora è buio e serve subito la lampada. insomma, altri 10 minuti per mettersi addosso ed equipaggiarsi al completo per la traversata notturna.
e si va in salita. per comoda stradina, poi per sentiero nel bosco. si sbuca in alto in un sentiero un po’ esposto, ma emozionante, con tutte quelle lucine là sotto. poi facciamo un tratto sul versante nord, Vallon Scuro, e risbuchiamo sul crinale alla forcella Foran, da qui in poi per ripida cresta in vetta al col de Moi. sono le 22, c'è vento, sotto le luci della civiltà, in alto quelle eterne del firmamento. la croce a traliccio metallico illuminata dalle frontali, Gabriele che firma per tutti il libro di vetta. poi spegniamo le lampade e ammiriamo le stelle.
si riparte per Praderadego, in discesa e poi di nuovo in salita, bella dura, verso Canidi e da lì un tratto monotono e infinito fino alla forcella della Fede, monte Crep. Ci siamo un po' sgranati, già sulla salita e poi su questo lungo saliscendi. ci fermiamo alla malga, chiusa, per aspettarci. Arriva Roby, mesto, e dice che ha intenzione di fermarsi, di mollare. i seguenti chilometri li spendiamo per fargli cambiare idea, ma è vero non ne ha più.
entrati in rifugio all'una di notte si muove al rallentatore ed è pallido. si mette vicino al fuoco tutto bardato per riscaldarsi. anche noi abbiamo patito il freddo della notte. il gestore rimasto sveglio ad aspettarci scambia due parole e ci porta un tè caldo, poi dello strudel con panna e perché no una birretta.
intanto Ugo e Mariano, che dormivano in camera, si sono alzati per venirci a salutare, sempre più angeli.
un abbraccio a Roby, noi si riparte e di buona lena, su per il Cimone e il monte Grava. da qui avremmo dovuto proseguire dritti verso malga Mariech, ma la neve ghiacciata e i pendii ripidi ci fanno spostare in cresta e da qui, come continua a ripetersi Mario, "un susseguirsi a catena di valutazioni approssimative", ci hanno fatto imboccare prima una stradina in leggera discesa, poi scendere un ripido bosco, poi infilarsi senza un vero motivo in un infido canalino impestato di rami di rocce e di cumuli di neve profondando fino alla cintola, fino a che non ci siamo trovati di fronte la strada sbarrata da una parete rocciosa. la risalita è stata faticosa, non tanto per il dislivello, non tanto per la neve, ma perché ormai era evidente che l'obiettivo era sfumato. e dopo un lungo peregrinare lungo nuove strade e tracce, a volte con un rinnovato briciolo di speranza, ci ritroviamo, ormai alle luci del mattino, a ripercorrere i nostri passi della notte fonda e a ritrovarci davanti, come in un film di Tarkowskij, il rifugio di Posa Puner.
non ci rimane che fare colazione e chiamare i nostri angeli, già in strada per venirci a trovare sul Toomba, per farci condurre giù con l'auto.
mesti mesti ci infiliamo stretti nell'auto che ci conduce a Segusino, a casa di Vanio che ci attendeva già all'alba con caffé, dolcetti e qualche boccia di vino.
al che estraiamo tutti i viveri che non abbiamo consumato e facciamo banchetto.
nonostante tutto siamo sereni, un po' d'amaro in bocca è rimasto, ma l'esperienza è stata talmente bella ed emozionante che ci fa dire subito: quand'è che ci ritroviamo per completarla?